LA FILOSOFIA DELLA TOPPA

PEZZA D'ASFALTO.jpgRieccola, la “toppa”. Avevamo segnalato, poco tempo fa, la buca che si era aperta in piazza Tevere, proprio in corrispondenza del passaggio pedonale, buca formatasi per colpa del dissesto del manto lapideo (leggi: sono saltati i sanpietrini) e che minacciava di estendersi sempre di più. E qual’è la soluzione standard in questi casi? Ovvio, la “toppa”. Una bella secchiata di bitume a freddo, compattata a colpi di badilate. E così, di toppa in toppa, si va avanti. Sì, perchè pavimentazioni di questo tipo sono da considerarsi un “unicum”, un tessuto che rimane tale e stabile finchè tutte le piccole parti di cui è composto rimangono in sede. Ma, quando ne salta una, tutte le altre sono a rischio dissesto, come in un mosaico a tessere. La toppa di bitume riempie il vuoto ripristinando condizioni di sicurezza momentanee, ma l’esperienza insegna che questo tipo di pavimentazione è destinata a muoversi ancora, perdendo altri pezzi. L’unica soluzione, pertanto, sarebbe quella di posare nuovamente i blocchetti, rifacendo bene il fondo, che deve essere compatto e solido, ricordandosi che queste pavimentazioni sono eterne ma solo se viene fatta adeguata manutenzione periodica che può voler dire anche rimozione della parte interessata e riposizionamento dei sanpietrini con opportuno stilamento in sabbia degli intestizi. Vedremo all’opera i selciatori intenti in questa operazione di recupero? Oppure assisteremo al progressivo degrado del selciato finchè non verrà eliminato e sostituito con la solita triste colata d’asfalto

LA FILOSOFIA DELLA TOPPAultima modifica: 2010-06-08T10:40:21+02:00da luciarch
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