SESTO P.U.: IL PARERE DI RIFONDAZIONE

Riceviamo da Rifondazione Comunista il seguente comunicato-stampa in ordine al Sesto Palazzo Uffici di Eni. Lo pubblichiamo volentieri, anche se non riguarda il nostro quartiere, dato che anche il Comitato Quartiere Certosa era intervenuto sulla vicenda proponendo una serie di osservazioni, purtroppo non accettate, alla convenzione.

AL BANCHETTO DI ENI IL SINDACO MANGIA LE BRICIOLE

 La propaganda che il Sindaco Dompè continua a fare sul VI Palazzo Uffici Eni non ha il potere di cambiare la realtà: il sindaco e la sua maggioranza hanno approvato un intervento urbanistico di 73.800 mq di nuovi uffici in una zona centrale e interna di S. Donato, concedendo ad Eni di costruire il 30% in più della volumetria prevista dal Piano Regolatore senza fare una seria valutazione degli effetti sul traffico e sulla viabilità, con una contrattazione economica tutta a vantaggio di Eni e a scapito degli interessi collettivi. Infatti, oltre agli oneri dovuti per legge, Eni dà ben poco in cambio dei grandi vantaggi ricevuti e quel poco lo da con una mano e se lo riprende con due.

 Il Sindaco vanta questo come un grande risultato di contrattazione con Eni, ma in realtà non si tratta che di briciole. Certo, le briciole che cadono dal banchetto di un Piano Urbanistico del valore di oltre 260 milioni di euro forse sazieranno il Sindaco, ma sopra il tavolo chi veramente festeggia è Eni.

 Nel maldestro tentativo di spacciare questa operazione come un meraviglioso risultato al servizio della cittadinanza, Dompè ha affermato vantaggi occupazionali inesistenti. Infatti, come dichiarato da Eni stessa, non ci saranno nuovi posti di lavoro ma solo trasferimenti: Eni lascerà il V Palazzo (dove paga l’affitto perchè in passato ha avuto la bella idea di vendere i propri uffici) e trasferirà 3.500 dipendenti nel futuro VI Palazzo. Nel suo comunicato stampa il sindaco afferma addirittura che questa operazione “avrà ricadute positive per la città per molti decenni come avvenuto negli anni 50 con la nascita di Metanopoli”! E che grazie ad essa “il sistema socio-economico sandonatese non cederà di fronte all’impatto degli effetti negativi della crisi che sta investendo il mondo intero”!! Domani ci dirà che il trasferimento di 3.500 dipendenti da un lato all’altro della via Emilia avrà “ricadute positive” anche su altri pianeti?

 Il Sindaco ha sempre taciuto i reali risvolti di questo intervento e nei suoi proclami continua a non citare in modo corretto molti elementi di questo piano, ne elenchiamo alcuni:

  

  • L’Amministrazione concede ad Eni di costruire 16.508 mq di uffici in più facendosi dare da Eni i famosi 3.600.000 euro, cioè neanche la metà di quanto il Comune avrebbe dovuto ricevere in base ai valori di mercato del terreno (valori forniti dalla stessa Eni);
  •  

  

  • Questa cifra irrisoria si riduce ulteriormente: infatti di questi 3.600.000 euro, ben 2.100.000 € tornano ad Eni in quanto saranno spesi per realizzare 4 rotatorie attorno all’area del VI Palazzo Uffici che serviranno a garantire l’accesso ai futuri uffici. Ikea e Esselunga, in altri Comuni (es. San Giuliano e Pantigliate), tali opere se le pagano di tasca loro e non con i soldi dei cittadini. Il nostro Sindaco invece permette a Eni di usare per queste opere i soldi dei cittadini. Quindi, non solo avremo il traffico derivante da 3.500 dipendenti Eni che entrano al di qua della via Emilia, ma non avremo neanche i soldi per poter, almeno in parte, compensare questo disagio: il danno e la beffa; 
  •  

  • La convenzione tra Eni e Comune non prevede alcun impegno per interventi a favore del trasporto pubblico e di altri sistemi di mobilità diversi dall’auto: il gran numero di parcheggi previsti fa capire quale mezzo di locomozione andrà per la maggiore;
  •   

  • Il Comune permuta un’area con una di proprietà di Eni più piccola di 1630 mq: il vantaggio per Eni è di 1.279.000 €, il Comune se ne fa dare solo 650.000, cioè la metà;

  

  • Nell’area del VI Palazzo Uffici mancano 40.000 mq di aree standard: Dompè si fa dare da Eni un’area di Monticello cioè un terreno dentro il Parco Agricolo, sotto il cono aereo, inedificabile e invendibile come hanno dimostrato le recenti aste di Eniservizi andate deserte. Il prezzo d’asta era di 9 euro al mq, il Comune invece paga ad Eni ben 45 €/mq (i famosi 6.800.000 €), cioè un valore 5 volte maggiore di quello dell’asta! In pratica, grazie al Sindaco, paghiamo carissimo quello che per Eni rappresenta una rogna;

 Insomma, quando il Comune deve ricevere soldi da Eni, il Sindaco si fa dare appena la metà del valore di mercato, quando è il Comune a dover pagare qualcosa ad Eni, il Sindaco arriva a pagare anche il quintuplo del valore di mercato!

 Quale cittadino si comporterebbe così con i propri soldi? Quale persona nel contrattare il prezzo di una maglietta da 9-10 euro accetta di acquistarla a 45 euro?

 Con un altro modo di condurre la trattativa con Eni, le casse del Comune avrebbero ricevuto diversi milioni di euro in più, con un altro modo di condurre la trattativa l’Amministrazione avrebbe potuto monetizzare lo standard mancante con 16-18 milioni di euro da utilizzare per acquisire aree verdi, in primo luogo nei quartieri che ne sono privi (Certosa e Di Vittorio), come avevamo proposto con un emendamento che è stato ovviamente respinto.

 Nonostante la presenza di tanti elementi che avrebbero dovuto suscitare perplessità e suggerire maggiore riflessione, il Piano è stato approvato da tutta la maggioranza. Gli emendamenti presentati da Rifondazione per migliorare la convenzione e tutelare gli interessi dei cittadini sono stati tutti respinti. Sono stati respinti anche emendamenti che chiedevano di inserire in convenzione impegni attribuiti dal Sindaco a Eni ma che non comparivano in convenzione (il sindaco li aveva affermati durante il consiglio comunale ma solo a parole e su un foglietto non firmato): solo ciò che viene sottoscritto ha valore legale ma il sindaco evidentemente preferisce le parole.

 Anche le Osservazioni presentate dai cittadini sono state respinte: hanno avuto l’onore di essere respinte tutte insieme (cioè con un’unica votazione), non importava se una osservazione diceva il contrario di un’altra, i consiglieri comunali potevano solo respingerle in blocco o approvarle in blocco, a prescindere dai contenuti di ognuna! E ovviamente la maggioranza le ha bocciate in blocco a dimostrazione che questa forma di partecipazione che la legge garantisce ai cittadini viene considerata una pura formalità, anzi un fastidio di cui liberarsi in fretta. E meno male che nel notiziario di questo mese il sindaco scrive che “a indirizzare ogni scelta della sua amministrazione è la convinzione che l’unico obiettivo da perseguire sia dare ascolto all’esigenze dei cittadini, ignorando i centri di potere occulti”.

 Ignoriamo quali siano i poteri occulti di cui il sindaco preferisce ignorare le esigenze.

Da parte nostra preferiamo stendere un velo pietoso sul fatto che, dopo l’approvazione del Piano, la maggioranza abbia ritenuto opportuno fare un brindisi al lieto evento usando impropriamente un luogo istituzionale (gli scranni del consiglio comunale), brindisi al quale sono stati invitati i rappresentanti della proprietà che si sono dichiarati astemi.

 Rifondazione ha votato contro questo piano urbanistico e naturalmente continuerà il suo impegno in difesa degli interessi della città.

 

SESTO P.U.: IL PARERE DI RIFONDAZIONEultima modifica: 2011-04-19T08:39:00+02:00da luciarch
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento