PICCOLA DIGRESSIONE

Sulle pagine di questo blog siamo soliti scrivere di argomenti che riguardano strettamente il nostro quartiere. Molte volte abbiamo fatto fatica ad imporci questo limite, ma lo abbiamo fatto nella consapevolezza che l’utilità di questo piccolo strumento che è il blog risieda soprattutto nel suo essere “locale”, nell’occuparsi dei problemi concreti e minuti della nostra comunità. Stavolta però, stimolati dall’editoriale del Sindaco Dompè pubblicato sul nuovo numero del bollettino comunale, vogliamo proporvi una riflessione che va un po’ oltre i nostri confini.

Le parole scritte da Dompè nell’editoriale di settembre di San Donato Mese sono particolarmente gravi e lasciano intravvedere uno stato di confusione nelle idee del nostro Primo Cittadino, ma anche una sua posizione di debolezza.

Perché uso questi due termini, confusione e debolezza? Leggiamo insieme il principale passaggio dell’articolo in questione. Scrive il Sindaco:”La sospensione dell’operazione che segna il ritorno convinto – in termini di investimenti e di rafforzamento del legame storico – del cane a sei zampe a Metanopoli sta già producendo grossi danni all’intera città e rischia di provocare pesanti ripercussioni sul bilancio del 2012 con effetti negativi che peseranno sull’offerta dei servizi, essenziali e non, che il Comune quotidianamente eroga. In un periodo di sofferenza della finanza pubblica e privata, l’impossibilità di incassare preziose risorse economiche ci impedisce, nel breve, di intervenire con la necessaria prontezza con le attività di riqualificazione e manutenzione straordinaria degli stabili e delle infrastrutture comunali e, nel medio periodo, rischia di farci sforare i limiti del Patto di stabilità. Questa circostanza metterebbe in grave difficoltà il nostro ente in quanto comporterebbe ulteriori tagli che, naturalmente, si rifletterebbero sulla possibilità di dare risposte adeguate alle esigenze di tutti voi.”

La confusione, o il tentativo di confondere i lettori, appare evidente. Se è pur vero, infatti, che la possibilità di utilizzare gli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente è stata prorogata fino al 31 dicembre 2012, è altrettanto vero che utilizzare tali entrate per fornire servizi è un comportamento a grave rischio poiché provoca una cementificazione continua del territorio. Sappiamo che i comuni, in grave difficoltà a causa dei sempre minori trasferimenti da parte dello Stato, usano ancora questa possibilità per poter far quadrare i bilanci, tuttavia ricorrervi ancora, dopo tutti gli sprechi ai quali Dompè ha sottoposto le finanze del nostro Comune, vuol dire davvero raschiare il fondo della botte e non preoccuparsi del futuro. E’ vero che con il Sesto P.U. non assistiamo a un ulteriore consumo di territorio, ma l’aumento delle cubature è notevole e inoltre, realizzandolo al di fuori del PGT, questo intervento non viene sottoposto a procedura di VAS e non ne viene calcolato l’impatto sull’intorno e sulla città. Impatto che invece preoccupa molto i cittadini, alcuni dei quali, a fronte -per di più – delle inesistenti ricadute benefiche sulla collettività di questa operazione, hanno deciso di presentare ricorso al TAR.

E qui entra in campo il secondo termine che ho usato per commentare questo editoriale: la debolezza. Come cittadina trovo triste e umiliante che il Sindaco colpevolizzi coloro che si sono rivolti al TAR contro la procedura amministrativa adottata per l’adozione del “Sesto”. Ogni cittadino ha il diritto di usare tutti i mezzi che legittimamente gli competono per cercare di ottenere ragione quando pensa di aver subito un torto. Pensare, e scrivere sul bollettino comunale, che tali ricorsi siano strumentali e fatti apposta per contrastare l’azione amministrativa, è qualcosa che umilia la volontà di partecipazione e il senso civico dei cittadini. D’altro canto, però, è anche una manifestazione di debolezza. Se infatti si fosse giunti a questi ricorsi dopo una fase partecipativa nella quale i cittadini, singoli o radunati in associazioni, avessero potuto esprimere le proprie opinioni e dare i propri suggerimenti, valutare la correttezza delle procedure e le ricadute di tali scelte sulla città, potrei anche pensare che il Sindaco abbia qualche ragione. Ma, sia in questo caso, sia in quello dell’atto di ricognizione sul San Francesco (e come dimenticare il triste episodio di Carta e Valori, per il quale il ricorso al TAR non è stato fatto solo perché troppo oneroso per i cittadini) siamo di fronte ad atti di imperio, atti nei quali i cittadini non sono stati nemmeno lontanamente coinvolti. Addossare colpe a questi cittadini, i quali – non dimentichiamolo – pagano di tasca propria tutte le spese dei ricorsi e se ne assumono i rischi, dimostra solo che Dompè non ha argomenti migliori per giustificare il sostanziale fallimento della sua gestione di San Donato. Colto ormai in flagrante, non gli resta altro che scaricare la colpa sul più debole (il cittadino) e dire: “io non c’entro, è colpa sua!”.

Questa è solo l’ultima conseguenza di un atteggiamento che prevede la creazione di un “nemico” esterno per stendere un velo sulle proprie mancanze o delle proprie incapacità. “O con me o contro di me!”, questo l’anatema scagliato da subito, all’indomani delle elezioni, dal nostro Sindaco. Ma, oggi più di ieri, nonostante la lotta politica sia fatta di contrasti anche accesi e di differenti opinioni, oggi più di ieri un tale atteggiamento non paga ed è, anzi, disastrosamente anacronistico. Non è più tempo, se mai ve ne sia stato uno, del muro – contro – muro, non esistono “nemici” da abbattere ma avversari con cui confrontarsi, all’interno della sola ottica possibile: il bene comune.

Luciana Menegazzi

PICCOLA DIGRESSIONEultima modifica: 2011-09-01T22:35:56+02:00da luciarch
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